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Divagazioni di uno yogi riluttante

L'anno appena trascorso è stato per tutti noi una prova “senza precedenti”. In quanto esseri umani, non siamo biologicamente predisposti a sopportare periodi prolungati di isolamento sociale. Abbiamo un profondo bisogno di legami significativi e, senza di essi, la vita può diventare estremamente difficile.

A sei mesi dall’inizio della pandemia avevo toccato il fondo. Mi sono resa conto che dovevo fare qualcosa per la mia salute mentale, che stava peggiorando, trovando un significato autentico al di là delle circostanze esterne e mutevoli. È stato allora che la mia pratica di yoga, un tempo sporadica, è diventata la mia ancora di salvezza, che mi ha permesso di restare a galla. Non è stato tanto l’aspetto fisico (anche se sono sicura che abbia liberato alcune endorfine di cui avevo davvero bisogno), quanto piuttosto l’aspetto meditativo.

Prima della pandemia, avevo provato più volte ad avvicinarmi allo yoga con l’obiettivo di tonificarmi, diventare più flessibile e migliorare la mia mobilità, ma non ero mai riuscita a “capirlo” appieno. È stato solo quando ho deciso consapevolmente di concentrarmi davvero sul respiro, anziché sul che potevo o non potevo fare in termini di movimento, che ho compreso appieno il vero significato dello yoga.

Allontanarmi dal mondo esterno e concentrarmi esclusivamente su questa meditazione in movimento… Collegare il respiro al mio corpo… Prendere atto dei limiti della mia flessibilità e della mia forza e abbandonarmi a essi… Gli ultimi 5 minuti di pratica – che spesso diventano 10 o addirittura 20 – di śavāsana (meditazione). Occhi chiusi, corpo completamente rilassato, palmi delle mani rivolti verso l’alto, polmoni che espirano e si contraggono…

In quel momento, mi dimentico di trovarmi nel bel mezzo di una pandemia. Sono semplicemente immersa in questo unico istante di quiete. L’unica cosa che conta è il ritmo costante del respiro e la conseguente ondata di calma che mi pervade tutto il corpo, riscaldandomi dall’interno.

Lo adoro. Mi ha permesso di raggiungere uno stato di pace interiore a cui prima non avevo mai avuto accesso, e voglio dare a più persone la chiave per raggiungerlo.

Il fatto che lo yoga faccia bene alla salute mentale non è esattamente una novità: la maggior parte di noi sa, in teoria, che ci fa bene . La tentazione, però, quando si inizia a praticarlo, è quella di limitarsi a eseguire una sequenza di vinyasa come se fosse un semplice allenamento fisico. Per me era fin troppo facile tralasciare tutta quella connessione mente-corpo-respiro su cui la mia insegnante di yoga continuava a insistere, senza rendermi conto che il vero scopo della pratica era proprio quello. La parola “yoga” significa “unire”, “creare unità”, e l’energia che si ricava dalla pratica è proprio ciò che ti farà sentire rigenerato, ringiovanito e pieno di energia, sia sul tappetino che nella vita di tutti i giorni.

Purtroppo, la lunga e complessa storia dello yoga viene esplorata molto raramente durante una normale lezione di yoga. C’è molto che possiamo imparare dagli yogi dell’antica India, il cui obiettivo non era riuscire a toccarsi le dita dei piedi, né a distendere le gambe, né a fare la spaccata. Il loro obiettivo era semplice: l’illuminazione spirituale. Anche se non pretendo di aver raggiunto (ancora!) quel livello, posso sicuramente attestare che una pratica costante di yoga meditativo mi ha aiutato a liberarmi di parte del mio ego, a ridurre l’ansia, ad aumentare la mia energia e a coltivare una maggiore consapevolezza.

Ritorno alle origini dello yoga

Al giorno d’oggi, lo yoga sembra quasi un club esclusivo. Molti di noi non si riconoscono particolarmente nell’immagine dominante dello yoga, che in Occidente si è trasformata in simbolo di uno stile di vita a cui aspirare. Se cercate “yoga” su Google, troverete tantissime immagini di persone dall’aspetto perfetto che eseguono asana perfette, il che allontana la maggior parte della popolazione e ci scoraggia dal provarlo perché pensiamo che non saremo “bravi”.

Le forme antiche dello yoga non avevano nulla a che vedere con le posture impegnative che vediamo oggi. Se diamo uno sguardo agli Yogasutra di Patañjali, risalenti al 200 a.C. circa e considerati la “bibbia” dello yoga, le posture fisiche attorno alle quali ruota lo yoga contemporaneo, note come asana, rappresentano solo uno degli otto rami dello yoga.

Tutti gli altri “rami”, come il pranayama (controllo del respiro) e il samadhi (contemplazione), erano più importanti delle asana. Infatti, lo Yogasutra è l’UNICA fonte yogica dell’antica India che accenni anche solo di sfuggita alle asana – e, anche in quel caso, se ne parla solo per una o due righe!

L’enfasi era invece posta sull’unità tra corpo e spirito, sull’elevazione della coscienza e sulla creazione di un rapporto con il Divino. Le asana non avevano nulla a che vedere con il “Cane a testa in giù” o il “Cobra” che vediamo nello yoga moderno; si trattava semplicemente di alcune posture sedute, utilizzate come strumento per raggiungere l’obiettivo finale dell’illuminazione spirituale. Il mantenimento delle posture per un periodo di tempo prolungato era finalizzato non tanto a sviluppare la forza o a migliorare la flessibilità, quanto piuttosto a risvegliare la “Kundalini”, un’energia spirituale latente che risiede in ognuno di noi.

La Kundalini è presente in ognuno di noi! Per questo motivo, lo yoga è concepito come una pratica universale , pienamente inclusiva e accessibile a tutti, indipendentemente dalla propria flessibilità o forza fisica.

Non esiste il “bravo” o il “cattivo” nello yoga, o almeno il successo in questa disciplina non è certamente determinato dalla forza o dalla flessibilità: questi sono solo vantaggi aggiuntivi! È il pranayama, il respiro consapevole, a costituire il cuore dello yoga. Nella tradizione yogica, il respiro trasporta la forza vitale di una persona, e l’armonizzazione del respiro con il corpo è ciò che conduce alla rivelazione del Sé. Nei momenti di quiete e di completa unità, ti rendi conto che tutto ciò che stavi cercando è sempre stato proprio dentro di te.

Yoga, spiritualità e rivoluzione

Lo yoga senza spiritualità può essere considerato una pratica piuttosto individualistica. Lo yoga insegnato in Occidente è stato mercificato, strappato dal suo contesto e privato quasi completamente della sua componente spirituale. Ci viene invece insegnato che l’attenzione va concentrata sulle posture fisiche. Anche quando l’attenzione si sposta sulla sfera mentale, lo si fa in chiave personale, presentandolo come un meccanismo di difesa contro lo stress e le ansie costanti che sono sintomi del capitalismo.

Non si parla molto, tuttavia, di come lo yoga possa anche guidare il cambiamento sociale quando viene praticato in combinazione con gli elementi spirituali. Coltivare un senso di Unità, non solo con se stessi, ma con il mondo che ci circonda, può portare a una maggiore consapevolezza e sensibilità verso ogni tipo di problema e ingiustizia, creando ispirazione per il cambiamento.

In effetti, basta guardare indietro nella storia per rendersi conto di come lo yoga sia stato storicamente un veicolo di cambiamento sociale in India. Quando l’India fu colonizzata dagli inglesi, fu proprio una setta di yogi a ribellarsi e a sfidare il dominio coloniale. Conoscere questa storia dello yoga come forma di ribellione, che è stata cancellata dalla narrazione dominante, è ciò che mi ha davvero dimostrato che le pratiche di consapevolezza hanno il potenziale per smantellare le disuguaglianze sistemiche.

Esiste un legame profondo tra spiritualità e giustizia sociale. Il percorso inizia con il mostrare compassione e gentilezza verso se stessi, per poi estenderle agli altri. La maggior parte dei movimenti per la giustizia sociale è stata guidata da qualche forma di insegnamento spirituale o religioso, e per questo credo che tornare a quelle radici contribuirà a creare un mondo più equo, amorevole e solidale.

A livello personale, ora sento un legame più profondo con me stessa, con la mia terra d’origine e con il mondo e la natura che mi circondano. Ho imparato la resilienza, la compassione, la delicatezza e la forza. Sono ispirata dalla bellissima forma di ribellione che il mio popolo ha dimostrato di fronte all’oppressione. E vorrei aiutare gli altri a trovare un mondo con un po’ meno ansia e un po’ più di pace, magia e connessione, sia con il proprio io interiore che con gli altri.

Fonti

https://bmjopen.bmj.com/content/bmjopen/10/1/e031848.full.pdf/

https://www.southbostonyoga.net/trainingManual/rootsofyoga.pdf

http://assets.press.princeton.edu/chapters/i9565.pdf

https://decolonizingyoga.com/extreme-makeover-yoga-british-empire/

https://www.jamesrussellyoga.co.uk

https://amaramillerblog.wordpress.com/2015/02/24/the-origins-of-yoga-part-iv/

https://yogainternational.com/article/view/should-we-mix-yoga-and-social-justice

Mark Singleton, “Yoga Body: The Origins of Modern Posture Practice”, 2010

James Mallinson: Le radici ascetiche dello yoga https://www.youtube.com/watch?v=wJo6YY-VdLk